Piano editoriale: social o blog?
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Piano editoriale: social o blog?

L’importante è averlo, un piano, sempre. Ma che piano? Un piano editoriale naturalmente...

Dopo un lungo periodo di recessione, gli ultimi dati macroeconomici indicano crescita generale: alle aziende stanno giungendo nuove risorse per rimpinguare e rafforzare le attività, marketing compreso.

In merito alla comunicazione, ciascuna azienda ha un proprio modo di dialogare col suo ambiente che la rende unica, fatto di storia, cultura, persone. Questo flusso di informazioni, variegato e complesso, ha bisogno di essere ordinato, canalizzato verso una direzione precisa delimitato all’interno di un piano editoriale.

Avrete già chiari, almeno spero, gli obiettivi che volete raggiungere.

A questo punto dovete “solo” decidere i canali da utilizzare in base alle risorse a disposizione ed il piano editoriale è lì bello e pronto.

Ma seguendo quale logica di iniziazione?

Quella della inviolabilità, almeno così dovrebbe essere, in merito al concetto di proprietà privata.

Avendo a disposizione un quantitativo x di risorse dato, ristrutturereste prima la vostra casa, che è di proprietà, o l’appartamento in affitto in montagna? La risposta è certo ovvia.

Il blog del vostro sito, non la pagina facebook, è il primo canale che avete a disposizione per decorare e rendere più bello, ricco, il vostro sito internet. Vi sembra un elemento trascurabile?

Nessuno potrà mai porvi delle limitazioni sull’uso che ne fate del blog, potrà mai intromettersi, imporvi delle condizioni. Per questo la prima linea del vostro piano editoriale, l’avamposto, deve partire dal blog.

La pagina facebook della vostra azienda non è dell’azienda, è di facebook e lo sarà per sempre. Sappiate che nel momento in cui pubblicherete qualunque post lì dentro state facendo gli interessi di facebook; facebook come tutto il web, ha bisogno disperato di contenuti quanto meno nuovi, non dico intelligenti, tutti i giorni altrimenti imploderebbe.

Potreste anche non trovarvela più un giorno la vostra amata pagina (raccomando sempre di fare dei backup di essa), oppure di vedervela oscurata per aver violato uno dei loro regolamenti, vi piaccia o no.

Il piano editoriale implementato sul blog non ha solo funzione estetica. Se ben congeniato il blog è una ottima strategia SEO (search engine optimization) per portare nuovi visitatori al vostro sito internet. Logicamente il successo di questa funzione dipende dalla bontà dei web copywriters, dalle loro idee.

Ciascun canale social pre selezionato, facebook, youtube, instragram, ha strutture differenti, audience particolari, logiche di comunicazione disomogenee, che vanno gestite in modo opportuno con tempistiche ad hoc e piani editoriali di secondo livello differenziati.

La radice è si la medesima ma il processo di comunicazione, per tutti, diverso.

Fatto 100 il vostro budget editoriale, la regola dovrebbe essere di dedicare tra il 50-60% di risorse al blog, il restante suddividerlo su non più di due canali, a meno che non siate la Apple…

Pochi ma buoni: i canali social aperti vanno presidiati nel tempo alla stessa stregua del blog. Attivarne troppi contemporaneamente potrebbe risultare deleterio per la vostra reputazione, per cui se non siete sicuri evitate di farlo.

Ma quali caratteristiche deve avere un piano editoriale in sintesi?

Essere fatto a vostra immagine e somiglianza, essere profilato, redatto per coinvolgere, generando lead e deve farlo con una certa cadenza, trasversalmente.

Lo story telling ad esempio è una strategia editoriale, vecchia come la notte dei tempi, non c’è niente di nuovo sotto al sole, che da sempre buoni risultati.

Il consiglio che posso darvi è, siate pratici, non fatevi prendere da sindrome di onnipotenza creativa, da interminabili brain storming: evitate di pensare a contenuti virali, è molto difficile farlo, pensate semplicemente a cosa vorrebbero leggere innanzitutto i vostri clienti imbattendosi sul vostro canale.

Se riuscirete nell’ardua impresa, il vostro piano editoriale, ovunque esso sia, avrà un’ottima probabilità di essere capito che è cosa ben diversa dall’essere recepito.

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